"CONOSCIAMOLI MEGLIO“

- Studi grafici e nozioni varie -
Quarta parte - Pesce bianco e esocidi



Cari lettori, nella speranza che mi stiate ancora leggendo con interesse, continuo a parlarvi dei nostri amici pinnuti e, questa volta, è mia intenzione di trattare un po’ di altri due gruppi di notissimi pesci di acqua dolce diffusi in Italia: quelli raggruppati sotto il nome di pesce bianco e altri, invero eclatanti, chiamati esocidi.

IL PESCE BIANCO
Questo nome generico è indicativo di tutti i pesci appartenenti al genere coregonus. Sono tutti splendidi pesci con un corpo snello, argentato e molto simili alle aringhe di mare. In tutti questi pesci la pinna caudale e incisa a fondo e la bocca appare piccola. I denti, inoltre, o mancano del tutto o sono molto piccoli. Le squame, infine, sono più grandi di quelle dei salmoni e dei salmerini. Usualmente le specie che rientrano nel nome comune di pesce bianco vivono principalmente in laghi profondi con acque limpide e ossigenate. Vivono anche nei fiumi e in acque salmastre sia con abitudini sedentarie che migratorie. Nel pesce bianco vi sono due tipi di alimentazione principale. Alcuni rappresentanti si cibano esclusivamente di plancton reperito in acque aperte mentre altri si nutrono di larve di insetti, pulci d’acqua, effimere, ecc. ecc. Fra i sensi corporei il pesce bianco utilizza solo la vista per individuare il cibo e, quindi, si nutre solo di giorno. La deposizione delle uova avviene solitamente in autunno ed in inverno, su fondali ghiaiosi o sabbiosi e con temperature dell’acqua vicine ai 7 gradi. La deposizione è lunga e può durare anche due settimane. Le uova, adagiatesi sui fondali, giungono a completa schiusura dopo circa tre mesi. L’accrescimento corporeo, inoltre, è condizionato dal cibo disponibile. Ma entriamo, ora, nel particolare.
Il lavarello.
Questo coregone ha un muso allungato, può raggiungere anche i 70 cm. di lunghezza e i 10 kg. di peso. Caratterizzato da una squamosa livrea argentea, si nutre di plancton e di crostacei reperiti in esso. E’ distribuito principalmente in Inghilterra, in Scozia e nell’Europa continentale in genere, Italia del Nord compresa. Esistono forme migratrici che risalgono i fiumi, specialmente nel Baltico, per deporvi le uova in settembre-dicembre.
Il coregone.
Questo coregone può assumere forme con caratteristiche diverse tra loro a seconda dei territori ove vive. Raggiunge circa i due kg. per lunghezze sui 50 cm. Solitamente la mascella inferiore è sporgente. Vive nei grandi e medi laghi, con acque pure e fredde, a profondità variabili a seconda delle stagioni. In questi periodi tende a spostarsi linearmente in branchi e ad essere stazionario di livello acqueo. La sua riproduzione è condizionata al massimo dall’ambiente e richiede un assoluto equilibrio dello stesso. Le carni di questi pesci sono considerate fra le più pregiate in assoluto e, quando prelevato con accortezza, costituisce una notevole e continuativa fonte economica.
Lo sperlano.
Questo piccolo pesce ha una forma snella. Gli occhi sono grandi e la mandibola risulta decisamente sporgente. La sua pinna dorsale si trova a metà corpo ed è alta e inclinata all’indietro. Da vivo questo pesce appare all’occhio quasi trasparente e profuma di cetriolo. Specie in Europa, raggiunge una lunghezza media di 15-20 cm. Lo sperlano è un pesce gregario che vive in acque libere e predilige laghi profondi e freddi. Pesce sia stanziale che migratorio, vive anche in acque salmastre e, in mare, lungo le coste dei paesi del Nord Europa. Lo sperlano si nutre di animaletti vari del plancton e la deposizione delle uova si verifica nel periodo marzo-maggio.
Il temolo.
Il temolo (Thymallus thymallus) è uno dei pesci più ricercati dai pescatori italiani. Questo stupendo pesce si distingue per la bocca che è piccola e per il capo appuntito. La pinna dorsale dei maschi è lunga, alta e grande, con colorazioni bellissime e una spinatura che la rende simile ad un “ventaglio colorato”. Le squame corporee sono regolari e evidenti e l’odore delle carni è unico e inconfondibile, un ottimo odore di timo. A 3-4 anni solitamente raggiunge i 30 cm. con pesi sui 250 grammi. Raramente si trovano temoli con lunghezze superiori ai 45-50 cm. e pesi superiori ai 2-3 kg. Questo pesce vive e prospera nei fiumi con acque molto limpide, pure e ossigenate oltre che fredde e con una decisa corrente. Per questi motivi è reperibili esclusivamente nei corsi dì acqua montani e pedemontani. La sua concentrazione è maggiore nei letti caratterizzati da buche profonde, ove vi siano grosse pietre e gli argini presentino cavità ottime come riparo. Ciò nonostante il temolo si può trovare anche nei tratti dei fiumi più aperti e con meno ripari naturali. In tutta l’Europa centrale tutte le zone ove questo pesce compare e staziona sono comunemente raggruppate a delimitare la “zona del temolo”. Scendendo i fiumi, poi, più a valle, questa zona è seguita dalla “zona del barbo” nella quale la corrente dei fiumi è più moderata e regolare. Il temolo vive e prospera, inoltre, in molti laghi svedesi, norvegesi, finlandesi, russi, ecc. è reperibile, infine, anche in acque salmastre e ovunque agisce in branchi. L’alimentazione principale di questo pesce consiste in vermi di friganee e pupe di ditteri che vengono brucate dalle pietre sommerse dei fondali. Molto gradite, inoltre, gli sono le uova di pesce e, da adulto, anche gli avannotti di altre specie e delle sanguinerole. La deposizione delle uova avviene appena dopo il disgelo delle nevi, nel periodo marzo-maggio. Durante la frega il maschio assume una colorazione violacea più accesa con i fianchi percorsi da regolari linee scure parallele e anche la grande vela dorsale si borda di un rosso porpora mentre, in essa, le macchie scure si fanno più evidenti. La pelle, infine, diviene più spessa sia sul dorso che sui lati della coda. Le uova vengono deposte sui fondali ghiaiosi e sabbiosi a una profondità acquea di mezzo metro. Quando la femmina depone sulla sabbia si formano delle cavità dentro le quali le uova affondano per essere, poi, ricoperte di sabbia mossa con colpi di coda. Le uova rilasciate non sono moltissime e varia, a seconda della stazza della femmina gravida, da un minimo di 300 ad un massimo di 8000. Queste sono gialle e con un diametro di 3 mm. Per schiudere impiegano anche quattro settimane a seconda della temperatura dell’acqua. Lo sviluppo corporeo dei temoli è rapido e, dopo un anno, il pesce raggiunge i 12 cm. Dopo 2-3 anni divengono maturi e con lunghezze intorno ai 30 cm. Questo pesce, con l’obbligo di ogni accortezza per non danneggiare la specie, è importante per la pesca sportiva e, pertanto, in ogni territorio sono state istituite (come per altri pesci) misure minime di cattura. Essendo molto sensibile all’inquinamento la densità di questi pesci viene regolata anche con immissioni di giovani pesci fecondati e allevati in cattività.

GLI ESOCIDI
Il più noto rappresentante degli esocidi è il luccio. Questo predatore ha il muso piatto e il corpo allungato. La pinna dorsale e quella anale sono simili e molto arretrate. La livrea del luccio è verde-giallastra con colori tanto più vivi e accesi quanto maggiore è la densità della vegetazione in acqua, fattore che gli consente una ottima mimetizzazione. I maschi crescono meno velocemente delle femmine. A 3 anni circa raggiungono i 40 cm., mentre a 12-14 anni possono arrivare anche ai 9 kg.. Le femmine, invece, arrivano alla piena maturità verso i 4-5 anni quando sono lunghe sui 50-55 cm. I lucci, infine, sono pesci che, nelle acque dei grandi laghi, possono anche diventare dei giganti lunghi un metro e mezzo e pesanti fino a 35 kg. Quando ciò accade il pesce ha una età di 30 anni.
Il luccio si incontra in ogni acqua, sia laghi che fiumi, a patto che l’acqua non sia povera di ossigeno. Nei fiumi predilige i tratti con corrente lenta e, inoltre, vive anche in acque salmastre, in particolare lungo le coste del Nord Europa.
Questo esocide elegie a suoi territori prediletti tutti i sottosponda e gli spazi adiacenti le stesse. Mentre usualmente è un pesce sedentario e territoriale, nelle acque del Baltico si sposta, anche di molto, in acque fonde. È un carnivoro che si ciba prevalentemente di pesce ma anche di uccelli, rettili, roditori e anfibi. Una abitudine che lo distingue in modo particolare è che ha consuetudini cannibalesche. Si ciba con normalità dei suoi simili, piccoli e grandi, con un solo limite: devono entrargli in bocca, anche se di poco. Non è leggenda il fatto che, a volte, due lucci con una stazza quasi uguale si attacchino e, incapaci di ingoiarsi completamente, rimangano entrambi soffocati. Ciò si spiega per il fatto che non riescono a rigettare le grosse prede a causa dei lunghi denti rivolti all’indietro.
Normalmente un luccio riesce ad ingoiare una preda con una stazza pari alla metà della sua. Nonostante questa sua voracità, però, non è per nulla dannoso poichè di norma si ciba di pesci medi (specialmente ciprinidi e percidi) e, poi, se ne sta’ per lungo tempo a digiuno. Non è assolutamente vera la favola che ogni giorno mangia cibo per un peso eguale al suo dal momento che è un attento utilizzatore delle sue energie che usa con oculatezza cercando di non disperderle inutilmente. Non insegue mai, infatti, le prede ma si limita ad effettuare brevi scatti quando esse gli arrivano a tiro. Quasi sempre sta’ fermo o a digerire (a testa in giù rivolto verso la riva) o in agguato (a testa in su, verso l’esterno).
La deposizione delle uova avviene nel periodo fine marzo-tutto maggio al Nord d’Europa, dove è più freddo, la frega dura sino a tutto luglio. Il luccio depone in acque bassissime di appena 20 cm., in particolare sui prati sommersi di marcita. I maschi giungono per primi nelle zone scelte per deporre seguiti dalle femmine e, poi, durante le nozze cessano di nutrirsi del tutto. Le uova sono deposte completamente in circa quattro settimane e il loro numero è strettamente legato alle dimensioni corporee della femmina. Normali sono deposizioni di 15.000-20.000 uova mentre una grossa femmina di più di 5 kg. arriva a deporne anche 90.000. Le femmine decisamente grandi, infine, arrivano a deposizioni di anche 500.000 uova.Queste hanno un diametro di 2,5-3 mm., sono viscide e aderiscono alle piante dei fondali bassissimi. L’esubero del numero delle uova trova giustificazione nella criticità dei luoghi di deposizione. Non sono zone stabili dal momento che, spesso, le marcite vanno a secco per il calo delle acque e, quindi, molte uova muoiono. Dopo due settimane escono le larve che misurano 9 mm. totalmente prive di bocca e alimentandosi, così, solo tramite il sacco vitellino. Quando raggiungono i 12 mm. di lunghezza la bocca è già formata e i piccoli avannotti iniziano a nutrirsi di plancton. A 25 mm. di lunghezza gli avannotti sono totalmente simili agli adulti e quando arrivano a 5 cm. iniziano a predare piccoli pesci come scardolette e leucischi. Di regola l’accrescimento corporeo è rapidissimo e, a distanza di 12 mesi, il luccio è già lungo circa venti centimetri. Dopo due anni i maschi sono maturi mentre le femmine lo sono mesi dopo. I lucci di un kg. usualmente hanno 3-4 anni di età. Dopo la stagione degli amori il luccio, digiuno da tempo, è affamato e attacca con foga e minor diffidenza.
Durante l’estate, stagione del cambio dei denti, è meno affamato forse a causa delle gengive infiammate. Il luccio, ancora, è un pesce molto sensibile alle mutazioni del tempo, forse più di altri, e la cosa ne condiziona le abitudini.
Così è questo meraviglioso predatore. Queste le caratteristiche e le abitudini che, forse, tanti di voi già conoscevano. Il luccio è un pesce utilissimo all’equilibrio delle acque regolando il giusto rapporto degli erbivori e insettivori in ogni ambiente ove vive. Testimonia, poi, con la sua presenza, la bontà delle acque poichè vive solo in acque che siano discretamente pure e ossigenate. Acque, quindi, ancora vive e vitali ove i pesci possono riprodursi senza problemi e crescere normalmente sani e belli.
Questo è il re, the king, il luccio!

Francesco Venier