"CONOSCIAMOLI MEGLIO“

- Studi grafici e nozioni varie -
Seconda parte - Ciprinidi



Bene, cari amici, continua questa avventura conoscitiva relativa il mondo dei pesci, da noi tanto amati. Spero proprio che gli argomenti di cui tratto siano di vostro interesse, che il mio modo di scrivere e di descrivere non sia eccessivamente tecnico e che il tutto risulti piacevolmente fruibile.
E’ chiaro, si tratta solo di cenni, non è mia intenzione di scrivere un trattato ma unicamente di stimolarvi ad ampliare le vostre conoscenze. La natura, infatti, va studiata con maggiore cura se si vuole preservarla al meglio.
Questa volta parliamo di ciprinidi, il gruppo comprendente le specie maggiormente diffuse nelle acque italiane.

I CIPRINIDI
Dotati di una sola pinna dorsale e di una pinna anale questi pesci sono sprovvisti della pinna adiposa. Non hanno denti e le ossa faringee inferiori sono caratterizzate da una decisa zigrinatura e schiacciano il cibo sulla parte alta del palato che ha una consistenza cornea. I ciprinidi avvertono benissimo i rumori e i suoni che passano dalla vescica/natatoria al labirinto dell’orecchio tramite alcuni ossicini (ossicini di Weber).
Altra caratteristica stà nel fatto che in periodo di fregola il capo e la parte anteriore del corpo si rivestono di inspessimenti della pelle chiamati “tubercoli nuziali”.
Il leucisco rosso. Il leucisco è tra i pesci di lago e di fiumi lenti più diffusi e molto comuni in ogni acqua. Li si trova raggruppati in branchi composti da numerosi individui presso la vegetazione presente in acqua. Mentre i pesci più piccoli se ne stanno al riparo quelli più grossi tendono a nuotare più al largo. Quando popola un lago con acque torbide si distribuisce in ogni zona acquea e nel Mar Nero, nel lago Aral e lunghe le coste Baltiche prospera anche in acque salmastre dando origine a razze autoctone migranti nel dolce per svernare e procreare.
Questo pesce si caratterizza per il colore rossastro degli occhi e per la parte posteriore del corpo meno affilata di quella della scardola. I leucischi rossi più grossi e meglio alimentati, inoltre, tendono ad avere la parte anteriore corporea più alta delle scardole. A seconda di dove vive le lunghezze variano dai 15 cm. ai 40 cm. e dai 200 grammi al chilo di peso.
Questo ciprinide si alimenta con cibo animale (larve, molluschi, crostacei) e con vegetali in decomposizione (alghe, foglie, lenti di palude) mentre nel salmastro entrano nella sua dieta le larve di chironomidi. Durante i mesi freddi si nutre poco e vive in acque fonde e buie. Il leucisco rosso depone le uova nei mesi di aprile-giugno con temperature dell’acqua di almeno 10 gradi. La deposizione viene effettuata in acque basse dei sottoriva con fondali di ghiaia. I maschi arrivano prima sui luoghi di riproduzione, poi giungono le femmine e la deposizione dura una settimana tra le danze nuziali dei maschi ricoperti di eruzioni della pelle. Le piccole uova vischiose aderiscono ovunque e dopo una decina di giorni circa si schiudono.
Le larve si alimentano all’inizio con il sacco vitellino e poi di plancton.
Nella catena alimentare naturale il leucisco rosso è un pesce foraggio d’elezione similmente alle aringhe in mare.
Il cavedano bianco. Pesce dalla testa larga, con squame grandi e orlate di nero, il cavedano ha l’orlo posteriore della pinna anale all’indietro. Spesso raggiunge a 7-8 anni il chilo di peso per 30-40 cm. di lunghezza ma, in casi rari, arriva anche ai 4 kg. per 60 cm. di lunghezza. Pesce di fiume per antonomasia vive, in grandi branchi, sia nei fondali che presso la superficie. Pur preferendo le correnti medio-forti, popola anche quasi tutti i laghi italiani. In inverno migra nelle acque fonde mentre, in primavera, quando la temperatura aumenta, risale di livello. Da giovane è un onnivoro che si nutre di tutto, larve o piante e semi che siano. Poi, da adulto, diviene un vorace predatore di pesci e rane. Questo pesce depone le uova nel periodo aprile-giugno. Una infinità di uova molto piccole che aderiscono su ogni superficie e schiudono dopo sette giorni. E’ un pinnuto a crescita lenta, molto furbo e diffidente, fatto che ne favorisce il numero e la distribuzione.
Il vairone.
Questo pesce vive in acque correnti con fondali ghiaiosi nelle zone “da temoli” oltre, poi, in alcuni laghi. Nelle nostre acque montane arriva sino ai 900 metri di altitudine e il suo cibo è composto da insetti. Caratterizzato da una banda violacea laterale (più accentuata in fregola), si riproduce in primavera nei mesi di marzo-maggio. E’ un pesce piccolo anche da adulto e non supera i 13-14 cm. di lunghezza, le sue carni, infine, sono ottime da degustare.
La sanguinerola.
La sanguinerola vive e prospera nella parte alta dei torrenti in acque ossigenate, pure e limpide oltre che molto fredde. Nuota principalmente su fondali sabbiosi e pietrosi nelle zone classiche per le trote. Usa girovagare in acqua in piccoli branchi mescolandosi con avannotti di trote e salmoni, tutti alla ricerca di animaletti di fondale. Cibo prediletto di tanti predatori, la sanguinerola costituisce parte fondamentale nell’alimentazione dei salmerini di fonte.
Nei mesi di giugno-luglio, dopo essersi raggruppata in branchi, la sanguinerola entra in fregola. Il maschio assume una splendida livrea di nozze ove il rosso vivo del ventre, il dorso scuro e gli ispessimenti della pelle del capo danno a questo pesce un aspetto vivo e affascinante, quasi da acquario. Questi pesci sono piccoli (al massimo 9-10 cm. di lunghezza) e le femmine depongono circa un migliaio di uova minuscole che si schiudono in 7-10 giorni.
La scardola.
Il nome di questo pesce è talmente radicato nell’immaginario collettivo che spesso, a torto, ogni piccolo ciprinide viene chiamato dai neofiti scardola. Molto diffusa in tutte le acque, dai fiumi ai laghi e ad ogni tipo di acque interne.
La scardola vive in acque calde e poco fonde, fra la vegetazione di sponda, e pure in acque a corso lento presso la superficie. In inverno si inabissa alla ricerca di temperature più stazionarie. Si raggruppa in branchetti nutrendosi di foglie, di alghe, di insetti, di molluschi e di uova di pesce. Si sviluppa con lentezza e diviene adulta a 2-3 anni. Si riproduce tra maggio e giugno rilasciando moltissime uova che aderiscono alle piante acquatiche. Dopo un tempo massimo di una decina di giorni avviene la schiusa e il rilascio di una miriade di piccoli avannotti che si nutrono di plancton.
La scardola si distingue per le pinne ventrali, anali e caudale di un rosso vivo, gli occhi sono rossi, il corpo gibboso e compresso. In genere, a 10 anni, raggiunge i 30 cm. di lunghezza per 300-500 grammi di peso corporeo. Al massimo, raramente, arriva a 1,5 kg. e ad una lunghezza di 40-50 cm. E’ un pesce che, in acque disequilibrate, risulta infestante interferendo con le altre specie.
L’Aspio.
Questo predatore proveniente dall’Est e, ora, diffuso anche nel Nord dell’Italia, ha un corpo grande e affusolato coperto da squame piccole. Gli occhi sono piccoli e ravvicinati (da cacciatore), la bocca grande e incurvata verso l’alto. Nei maschi in fregola il capo si ricopre di tubercoli nuziali e la maturità viene raggiunta in 4-5 anni. Questo splendido pesce argenteo raggiunge una lunghezza superiore ai 50 cm. per tre kg. di peso e, più raramente, i 120 cm. per un peso di 9 chili. Vive nella zona classica dei barbi, nei fiumi grandi e con notevoli volumi d’acqua (leggi il Po). Gli esemplari adulti sono predatori d’elezione e cacciano con foga leucischi, alburni, rane e persino piccoli anatroccoli. Le uova vengono deposte nei mesi di aprile e maggio con temperature ideali che vanno dai 5 ai 14 gradi. Usualmente risale i fiumi in branchi alla ricerca di zone adatte alla deposizione delle uova, luoghi con veloce corrente e fondo ghiaioso nei quali le femmine arrivano a rilasciare sino a 500.000 uova a testa. Dopo circa due settimane queste si schiudono e piccoli avannotti ridiscendono la corrente già in grado, dopo solo due mesi, di predare altri pesci. Usualmente passano la stagione fredda in acque profonde e, a un anno di età, raggiungono già i 10 cm.
La tinca.
La tinca è un pesce meraviglioso, dolce e forte nel contempo. Dotato di un corpo alto e spesso di una coda grande e tozza, ha ogni pinna con margini arrotondati. E’ caratterizzata da un dorso verde scuro e da un ventre aranciato con squame piccole e pelle liscia e viscida. Sua caratteristica, poi, sono i due barbigli tattili ai lati della bocca. A quattro anni di età può raggiungere i 40 cm. di lunghezza e superare il chilogrammo di peso.
Raramente, inoltre, si possono incontrare esemplari veramente grandi, con lunghezze superiori ai 50 cm. e pesanti più kg. La tinca vive su fondali ricchi di vegetazione e melmosi. Predilige le acque ferme o a corso lento ed è un pesce timoroso che si nutre di insetti, di larve, di molluschi e di accoli gasteropodi. Aumenta le sue riserve di grasso nei mesi caldi mentre passa l’inverno in letargo e quasi totalmente inattiva. Questo pesce è più resistente delle carpe e riesce a vivere anche in acque con poco ossigeno. La deposizione delle uova si verifica in acque basse, con folta vegetazione e a temperature vicine ai 20 gradi, nei mesi di maggio e giugno. Le femmine depongono moltissime uova sulle piante sommerse, a gruppi scadenzati, per un periodo di due mesi. Dopo 4-5 giorni queste si schiudono e le piccole larve si attaccano alla vegetazione sfruttando le riserve del sacco vitellino. Poi, dopo una decina di giorni, le piccole tinche iniziano a nutrirsi autonomamente.
Il barbo.
I barbi si caratterizzano per la posizione della bocca più in basso di altri pesci e dotata di quattro barbigli. Vi sono varie specie di barbi tra le quali il barbo comune in Italia è molto diffusa al nord. Questo barbo ha le pinne dorsali e anali corte, il bordo anteriore della pinna dorsale è ossificato e la parte posteriore dello stesso è dentellato. In Italia raggiunge i 50 cm. per vari kg. di peso. E’ un pesce di fondo che usa nuotare in branchi nel corso medio dei fiumi con acque veloci e limpide. Nelle ore centrali del giorno sosta in corrente nei pressi di cascate e manufatti, mentre di notte va a caccia di cibo. Si nutre di insetti, di uova di pesci, di vermi e di vegetali. Da adulti i barbi attaccano anche piccoli pesci comportandosi come predatori. Passano l’inverno in letargo, nelle zone fonde dei fiumi e raccolti in gruppi oltre che, inoltre, nei buchi e sotto le pietre di sottosponda. In maggio-giugno, quando si riproducono, i maschi si ricoprono di tubercoli nuziali sul capo e sulla schiena. Usualmente risalgono la corrente dei fiumi in branchi composti da numerosi individui alla ricerca di fondali ghiaiosi idonei alla deposizione. Le femmine depongono mediamente 5000-6000 uova caratterizzate da una spiccata tossicità. La schiusa, il rilascio e il comportamento delle giovani larve è simile a quello di altre specie. L’attività alimentare del barbo comune, infine, si accentua al primo mattino e nelle ore serali. Di specie di barbi ve ne sono varie come, ad esempio, il barbo italiano, il barbo del Danubio e il barbo mediterraneo, specie simili e distinte solo dalle zone d’azione e da alcune differenze della livrea.
La carpa.
La carpa è un pesce importante per la pesca in Italia. Ogni pescatore ne parla e pensa di conoscerlo bene. Ma, forse, non è così per tutti e, quindi, è bene parlarne in modo compiuto.
Il labbro superiore di questo stupendo ciprinide è dotato di quattro barbigli tattili, due lunghi e due più corti. Le carpe selvatiche hanno un corpo più snello mentre quelle di allevamento sono più tozze e hanno il dorso più arcuato.
Vi sono quattro tipi principali di carpe: quelle comuni dotate di squame su tutto il corpo, squame argentee distribuite in modo regolare come in altri ciprinidi quali, ad esempio, i cavedani. Vi sono, poi, le carpe a specchi dotate di agglomerati di grandi squame di varie dimensioni che ricoprono il corpo in modo irregolare. Altre sono le carpe a file di squame o carpe di galizia. Queste hanno piccole squame sul dorso e, sui fianchi, una serie orizzontale di grandi squame uniformemente disposte. Infine vi sono le carpe cuoio che sono quasi nude, con pochissime e rare squame.
Le carpe sono animali longevi che raggiungono i 40 anni di età e pesi superiori ai 30 kg. Originariamente pesce asiatico che viveva sino al Mar Nero, poi, nei secoli si è diffusa in ogni acqua sita in occidente sino a diventare una delle specie più diffuse. Si dice che sono stati i romani a portarla in Europa per allevarla a scopo alimentare. Pesce di pianura per antonomasia la carpa ama le acque stagnanti, i fiumi a corso lento, i fondali fangosi e ricchi di vegetazione. Essendo un pesce sospettoso si muove e agisce maggiormente di notte. Si nutre di larve, vermi, insetti, molluschi, chiocciole, bacche di piante, ecc. A volte, in casi eccezionali, attacca anche piccole rane e avannotti di altre specie. Si riproduce in acque basse di maggio in poi, solo quando l’acqua raggiunge circa i 20 gradi. Le uova deposte dalle carpe raggiungono un peso fino ad un terzo del peso complessivo della femmina gravida e, quindi sono in numero esorbitante specialmente quando le carpe sono molto grosse.
Dopo essere rimaste attaccate alle piante per una settimana e dopo essersi molto ingrandite, si schiudono. Il cibo delle larve è a base di piccole alghe e di minuscoli crostacei e l’accrescimento dipende dalla quantità del cibo e disposizione. La crescita della carpa è, in condizioni favorevoli, rapida e giustificante le dimensioni che possono raggiungere.
L’alimentazione di questo ciprinide è molto legata alla temperatura dell’acqua e quando questa è inferiore ai 9-10 gradi cessa del tutto o quasi. In inverno questi pesci si raggruppano inattivi sui fondali perdendo, in questi mesi, una gran percentuale del loro peso.
Le carpe sono resistenti e riescono a vivere anche in acque con scarso ossigeno, acque impossibili per tante altre specie di pesci. La maturità viene raggiunta in quattro anni e i suoi comportamenti sessuali sono comuni ad altri ciprinidi.
Il carassio.
Il carassio non ha barbigli, è un pesce squamoso con il dorso gibboso che supera raramente i 15 cm. Questo pesce è diffuso nelle acque stagnanti e piene di vegetazione, anche in quelle ove questa è talmente fitta da inibire la vita di altri pesci. La sua crescita è strettamente condizionata dall’ambiente ove vive e dalle sostanze alimentari che riesce a procurarsi. In mancanza di cibo il carassio da origine a forme nane mentre, in acque più ricche, si ingrossa con maggiore facilità e il suo dorso prende la classica forma arcuata. Il carassio è quasi insensibile all’inquinamento delle acque, alla mancanza di ossigeno e al freddo dei mesi invernali. Anche in acque basse congelate riescono a sopravvivere affondandosi nel fango che non gela mai. I giovani carassi giungono a maturità in 3-4 anni e, dopo il secondo anno, le femmine si accrescono più rapidamente dei maschi. Risulta, infine, difficoltoso lo stabilire dove originariamente il carassio ha avuto origine dal momento che, nel tempo, è stato distribuito in ogni acqua.
Le specie di ciprinidi che ho citato sono solo le principali, quelle più note e diffuse in Italia, quelle che penso siano per voi di maggiore interesse.

Francesco Venier