PRIMI PASSI
Consigli ai neofiti

Quinta parte



Negli anni passati ho parlato varie volte di manutenzione in genere e di altre cose concernenti le attrezzature da pesca. L’ho spesso fatto, però, rivolgendomi a pescatori già abbastanza esperti e i miei consigli erano più che altro, approfondimenti, soluzioni operative e altro mirati ad una ottimizzazione dei comportamenti. Questa volta, invece, mi rivolgo ai principianti, a tutti coloro che sono ancora sprovvisti delle utili nozioni di base e, così, il mio discorso potrà sembrare per alcuni logico e scontato ma, penso, non per tutti, specialmente per chi inizia ora ad avvicinarsi al mondo della pesca.
Quanto dirò è mirato a conservare bene ed efficienti le attrezzature ed a evitare inconvenienti che rendano problematico questo nuovo hobby. Dal momento che la vostra prima canna da pesca è stata la ormai nota “canna del nonno”, iniziamo con il parlare di canne telescopiche, un tempo e, forse anche oggi, tra le più usate.
Una canna telescopica è formata da vari spezzoni, più o meno conici, inseriti uno dentro l’altro, proprio come i telescopi chiudibili. Può parere impossibile ma, ancora oggi, mi capita di notare sia bambini che adulti incapaci di aprirle e di chiuderle nel modo giusto. Bene, presa l’impugnatura in mano, per agire correttamente, si estrae il secondo elemento (dopo l’impugnatura) e lo si sfila sino a quando non si incastra bene, rimanendo così fermo e senza laschi. Nel farlo bisogna fare attenzione nel sistemare il primo passante della lenza (quello più grosso) in linea con la bobina del mulinello. Poi, di seguito, si sfila il terzo, il quarto e così via, sino ad arrivare al cimino (quello più sottile, la punta). Ogni volta, naturalmente, bisogna badare a mettere ben in linea tutti i passanti. Per chiudere la canna, invece, si tiene sempre l’impugnatura in mano e si inizia ruotando un po’ il secondo elemento (sino a quando non si muove) per poi spingerlo nel primo. Quindi si passa al terzo elemento che va ruotato e spinto nel secondo fino a che, seguendo l’ordine, non si arriva al cimino (il più delicato) che viene infilato per ultimo.
Un’altra considerazione da fare sulle canne telescopiche riguarda il tipo di verniciatura adottato. Va premesso che sempre, prima di chiuderla, una canna andrebbe pulita e asciugata con uno straccio. Dal momento, però, che non sempre lo si fa è bene sapere quanto segue.
Se la canna è in carbonio il richiuderla quando è umida non crea eccessivi problemi, estetica a parte. Quando, però, la canna è in vetroresina bisogna prestare maggiore attenzione. Alcune di queste canne sono verniciate con normali vernici nitro-sintetiche che, come si dice “respirano”, si asciugano senza rovinarsi. La maggioranza delle telescopiche in vetroresina, però, adottano una verniciatura plastica, non trasparente, molto bella da vedere ma più delicata quando umida. Se richiudiamo, pertanto, una di queste quando è bagnata per, poi, riutilizzarla dopo tanto tempo, l’umidità trattenuta fra le pareti dei vari elementi incastrati può provocare il sollevamento della vernice plastica e farla apparire, così, piena di una miriade di bollicine antiestetiche. È chiaro, un simile danno non inibisce la funzionalità dell’attrezzo ma, almeno per i miei gusti, lo rende brutto da vedere. Un’altra cosa da tener presente quando si usa questa tipologia di canne in vetroresina è che, essendo usualmente relativamente economiche, anche i passanti usati non sono fra i migliori. Con questo non voglio dire che tutti i passanti economici siano inefficienti ma che, a volte, lo sono e creano problemi. Un passante, pur al risparmio, deve funzionare comunque bene. All’interno, sia che sia in porcellana che in ossido, deve essere molto liscio per non rovinare la lenza. Ogni componente, inoltre, deve essere robusto e l’incastro tra l’anello di scorrimento e il supporto metallico deve essere fatto in modo da durare nel tempo senza eventuali laschi o, persino, senza staccarsi. La cosa è importante poiché se succede quando siamo in pesca non è risolvibile sul posto. Bisogna, infatti, tagliare la legatura del passante, sostituirlo con uno nuovo e, naturalmente, rifare il fissaggio e la plastificazione dello stesso. Ora, se siamo a casa, la riparazione non costa e può essere fatta anche dal pescatore ma, se siamo in pesca, si cessa di farlo poiché la lenza, in caso di cattura, potrebbe rompersi.
Ma consideriamo, adesso, il mulinello e come mantenerlo in ordine e funzionante a lungo. Sia che si tratti del vecchio “mulinello del nonno” che di uno più moderno vi sono poche ma obbligatorie regole base da osservare. Ogni mulinello è come un orologio, composto di ingranaggi rotanti tramite ruote dentate e provocanti il movimento dell’asse (sul quale si incastra la bobina) e la rotazione del corpo del mulinello stesso intorno alla bobina. Questo attrezzo deve essere sempre tenuto pulito e ben lubrificato. Spesso, quando si rientra da una battuta nel dolce e sempre quando si torna dal mare, è bene staccarlo dalla canna e immergerlo in un secchio pieno d’acqua dolce per un po’ di minuti. In questo modo tutte le impurità, sia terra che sabbia e sale, si ammollano e, messo il mulinello sotto un getto d’acqua, se ne vanno. Poi l’attrezzo va sgrondato per bene e lasciato capovolto ad asciugare. L’acqua che vi fosse entrata non provoca alcun danno e, del resto, uscirà del tutto.
Ogni tanto, almeno una volta all’anno, i mulinelli richiedono una manutenzione straordinaria. Questa viene effettuata svitando, prima la manovella e poi le viti che tengono il coperchio del corpo oltre, naturalmente, togliendo la bobina dall’asse. Quando avremo sollevato il coperchio del corpo noteremo subito gli ingranaggi, le ruote dentate e la “vite senza fine” alla base dell’asse. Se il grasso all’interno è ancora viscoso, del giusto colore e ben distribuito, non richiede di essere sostituito e basterà richiudere il corpo del mulinello. Se, però, il grasso si presenta sporco ed emulsionato (misto con acqua) oltre che mal distribuito sulle varie componenti, una sostituzione è d’obbligo. In questo caso non bisogna mai usare dei solventi aggressivi (benzina, trielina, alcool, ecc.) ma, prima di tutto asportare più grasso che si può con una spatolina o anche con gli stuzzicadenti. Poi, usando un po’ di olio lubrificante (tipo armeria) o, al massimo, un po’ di nafta si procede ad una pulitura ancora più accurata. Un consiglio, non smontare mai gli ingranaggi! Sarebbe molto difficile rimettere tutto in ordine specialmente per i non esperti. Pulito il mulinello, si sostituisce il grasso usando solo prodotti specifici, badando a spalmarlo bene sugli ingranaggi senza metterne troppo. Se vi consiglio di usare solo prodotti specifici, magari un po’ costosi, un motivo c’è. Alcuni pescatori, infatti, per risparmiare usano grassi diversi come, ad esempio, quelli per uso automobilistico. Questi, benché ottimi e giusti per le auto, sono troppo densi e “duri” per i meccanismi più delicati. Con il freddo invernale, ad esempio, tendono ad indurirsi sino a, quasi, bloccare la rotazione del mulinello. Anche in estate creano problemi poiché, essendo meno morbidi, possono formare dei grumi in zone del corpo – mulinello ove non servono e magari non aderiscono bene, invece, sugli ingranaggi. Non solo il corpo del mulinello richiede di essere lubrificato ma anche tutti i particolari mobili come, ad esempio, la molla chiudi-archetto, l’attacco manovella, l’asse del mulinello il porta bobina e altro. In tutti questi casi bisogna solo usare qualche goccia d’olio, di quello utilizzato in armeria. Deve essere, infatti, un olio specifico per meccanismi delicati. Un prodotto di qualità.
Un componente essenziale del complesso da pesca è la lenza. Questa, per me, deve essere di buona qualità (non sempre la marca ne è garanzia sufficiente) e sempre in ottime condizioni. Il suo punto di debolezza principale è la resistenza al nodo. Molte bave, infatti, quando annodate divengono fragili e si rompono anche con trazioni limitate. Ma come fare per saperlo? Prima di comperare un filo nuovo, mai usato prima, fatevi dare alcuni centimetri di questo e, annodatolo nel mezzo, tirate con forza i due lati dello spezzone. Bene, noterete subito che mentre alcuni fili si rompono quasi subito, altri restano intatti tagliandovi le mani. Dopo aver stabilito quale lenza va bene bisogna decidere quanta comperarne. Ora, per me, è molto più vantaggioso acquistare bobine da 500-1000 metri piuttosto che da 100. Noterete, infatti, che con i soldi utili per comperare 4-5 rotoli da 100 metri si può prendere una bobina unica da 1000 metri. Il risparmio effettuato in questo modo è, inoltre, positivo poiché, avendo risparmiato anche il 50% si può, senza scrupoli, sostituire spesso la lenza usata e averla, così, sempre al meglio e in ordine. La bobina del nostro mulinello è correttamente riempita quando, la lenza avvolta risulta parallela all’asse (non a forma conica) e la superficie del filo arriva a 2-3 mm. dal bordo del rocchetto contenitore. In questo modo in fase di lancio esce con velocità e senza attriti eccessivi, evitando anche la formazione di troppe parrucche.
Il sistema migliore per riempire la bobina del mulinello è il seguente. Si prende il rocchetto della lenza e infilatolo in un asse (una penna, una matita, ecc.) si fa in modo di tenerlo in verticale con il lato stretto in direzione del mulinello. Poi, dopo aver fatto una asola e aver alzato l’archetto, la si fissa al mulinello. Per ultimo si abbassa l’archetto, si prende la lenza (dalla parte del mulinello) con due dita e la si tende un po’ spostando la mano a 30-40 cm. dall’attrezzo. Infine si inizia a recuperare a velocità media, facendo un po’ di attrito sulla bava con le due dita, e badando ad avvolgere il filo con ordine e simmetria. A lavoro finito la nostra lenza non dovrà essere stata avvolta ne’ troppo stretta ne’ troppa lasca, dovrà apparire lineare e in ordine e riempire quasi tutta la bobina. Alcuni pescatori non dedicano molta cura a questa operazione dimenticandosi che la lenza (unitamente all’amo) è la cosa più importante, quella che deve arrivare in acqua e lavorarvi, che non deve essere vista dai pesci, che deve sopportare trazioni e sfregamenti, anche notevoli e, quindi, il vero punto d’unione fra noi e i pesci.
Come dicevo sopra, poi, la scelta dell’amo è anch’essa fondamentale in caso di abboccata. L’amo dovrebbe essere sempre quello giusto per ogni tipo di pesci (chiedete prima al negoziante), molto appuntito e resistente e, ciò nonostante, cambiato spesso e con regolarità. Tanti ami in commercio e di buona fattura, infatti, adottano un sistema chimico di affilatura delle punte. Questo metodo è ottimo per renderle estremamente appuntite ma, nel contempo, le rende fragili. Così avviene che, dopo un po’, la punta si spezza e l’amo diviene meno catturante. Questa rottura è difficile da notare a vista e si può verificare meglio solo provando a pungerci un dito. Ultima cosa da effettuare a regola d’arte è la legatura della lenza sull’amo. Vi sono vari metodi che vi basterà chiedere al negoziante di turno e, a mio avviso, vanno tutti bene quando sono fatti come si deve e quando, prima di stringere con forza il nodo, ci si ricorda di inumidire la lenza con un po’ di saliva. La saliva, infatti, è sia un ottimo detergente che un buon lubrificante. Così è che un nodo bagnato di saliva prima di essere stretto risulta meglio. Vedrete che le spire, in questo modo, scorrono bene e si allineano ordinate e accavallandosi meno. Fra le miriadi di altre cosa da dirvi, voglio citare per ultimo il moschettone di fine lenza, quello al quale si fissa il finale. Anche in questo caso in commercio esistono una infinità di tipi diversi, più o meno reclamizzati. A volte la marca è garanzia di bontà del prodotto e, altre volte, meno. Io vi consiglio di provarne sempre uno prima di acquistare una confezione. Il buon moschettone si deve aprire e chiudere con facilità. La parte metallica della curvatura, poi, quella che lo chiude incastrandosi entro la piega della parte centrale, deve incastrarsi per almeno 2-3 mm. per garantire di non aprirsi sotto sforzo. Anche la parte sagomata centrale del moschettone deve essere sagomata bene e non si deve muovere dal suo posto. La girellina di rotazione, per ultimo, deve effettivamente consentire la rotazione del “ferro”.
Basta! Cari amici, mi fermo qui.
Sovente mi capita di pensare che questi articoli possano risultare noiosi e, a volte, inutili. La mia intenzione, però, non è quella di annoiarvi ma di darvi utili suggerimenti frutto di tanti errori che ho commesso agli inizi di questa mia passione.
È vero, in pesca la fortuna conta molto ma, secondo me, se la aiutiamo con atteggiamenti corretti è sempre meglio!

Francesco Venier