LE CAVE DI PRAELLO




Chi di voi non rammenta il primo luogo ove, da piccolo, è andato a pescare ? Chi non ricorda la prima “meravigliosa” cattura? Chi non ha, o non ha avuto presso casa una piccola cava che, allora, per noi era “enorme”?
Sì, le cave estrattive abbandonate, col tempo divenute piccoli ecosistemi, compiuti, piccole oasi nel cemento ove, senza progettazioni artificiose, la natura si è riappropriata dell’ambiente dando origine a luoghi verdi ricchi di vita. Vicino casa mia, a pochi km. da Favaro Veneto ove risiedo, si trova un gruppo di bellissime piccole cave, sono le cave di Praello, consistenti in una decina di specchi d’acqua ricchi di pesci e di tranquillità. Queste cave sono visibili dalla strada e facilmente accessibili. In esse c’è di tutto, dai lucci ai bass, dalle carpe alle tinche, dagli amur ai siluri, dalle anguille ai persici reali. Pare impossibile che ogni singolo specchio d’acqua sia così popolato.
Da dove è arrivato il pesce , forse volando ? Ma una spiegazione logica, come sempre accade, esiste ed è semplice. Presso la più grande di queste cave (ora FIPS) passa la ferrovia e un canale cementato che porta l’acqua del Sile all’acquedotto comunale. Questo canaletto artificiale è in comunicazione con la cava tramite una piccola chiusa ermetica ma non troppo.
Il pesce, quindi, riesce a passare e poi, ambientandosi in acque tranquille e ricche di nutrimento, inizia a crescere, aumentando di dimensioni.
Quando piove molto, poi, non essendoci possibilità di veloce deflusso dell’acqua in eccesso, il livello di tutte le cave aumenta e, quando l’acqua straripa, tutta la zona va sotto, trasformandosi in un esteso acquitrino. Questo evento succede molto raramente, con pause di anni ma, quando succede, il pesce passa in ogni luogo e popola ogni più piccola buca.
Ecco la spiegazione del fatto che, a Praello, anche in una cava di 30 metri di lato ci può essere una carpa da 10 kg.
Qui ogni posizione di pesca, se saremo bravi e se i pesci collaboreranno, potrà darci grandi soddisfazioni.
Voglio, prima di tutto, spiegarvi come accedere a questi posti. Una volta che sarete giunti a Favaro Veneto, presso Venezia, vicino ai caselli autostradali, dovete passare il paese e, arrivati in piazza, girerete a sinistra in direzione Dese e Marcon. Passato Dese troverete un piccolo cavalcavia. Salendo, in direzione Marcon, sulla destra vedrete la rampa di discesa che porta a Praello. Percorsi circa due km., guardando sulla vostra sinistra, vedrete le cave più vicine alla strada. Poi, presso uno spiazzo ghiaioso ove lascerete l’auto, un sentiero battuto vi porterà in pochi minuti nel mezzo di questo piccolo paradiso.
C’è, però, un’altra possibilità di accesso, più scomoda e “pericolosa”. Giunti sul cavalcavia, si procede in direzione Marcon. Si raggiunge, quindi, poco dopo, l’enorme centro commerciale “Valecenter”. Davanti a questo, dal lato opposto alla strada, sul vostro lato destro se siete in auto, vedrete un canaletto perpendicolare alla vostra direttrice. Lasciata l’auto presso la fabbrica chiusa lì vicina, a piedi, seguendo le sponde e attraversati i binari della ferrovia, sarete arrivati. Capite perché è una via “pericolosa” ? Bisogna attraversare i binari e, pertanto, fare molta attenzione!
La più grande delle cave di Praello è da poco divenuta FIPS.
In queste acque, fonde anche 7-8 metri dal lato degli alti e evidenti pioppeti, vivono grosse carpe per la felicità di tanti carpisti.Andando a spinning si possono catturare lucci di tutto rispetto, bass vigorosi e anche persici reali, specialmente presso la piccola chiusa.
Lungo tutto il canaletto presente tra cava e linea ferroviaria, la FIPS immette da tempo belle trote che, vista la limpidezza e la purezza dell’acqua, si sono perfettamente ambientate. Per pescarle però, servono dei permessi e, per questo motivo, è meglio rivolgersi in Federazione a Mestre.
Questa cava riserva, infine, un’altra gradita (per alcuni) sorpresa: ci sono i siluri ! Alcuni esemplari sono molto grossi, decine e decine di kg.
Una delle cave di Praello, un tempo, è stata un laghetto a pagamento. Una volta abbandonata l’attività, la cava è ritornata selvaggia e i siluri, quindi, come gli altri pesci, sono passati in ogni luogo. A parte questa, tutte le altre acque sono libere, basta la normale licenza di pesca.
Tra tutte queste possibilità, quella che prediligo e che e che da sempre frequento, è la “cava delle tinche”.
Vi si arriva in pochi minuti di cammino, da Praello, seguendo la “strada rossa”, in terra battuta.
La “cava delle tinche” è uno specchio d’acqua veramente bello ed esteso. A prima vista può apparire libero e facilmente pescabile ma, vi assicuro, così non è. Tutto il fondale è ricco di alghe che formano una miriade di corridoi e di grotte naturali sommerse. Volendo pescare con profitto, bisogna imparare a conoscerle bene. Bisogna sapere dove sono e le loro dimensioni.
A questo scopo, è utilissimo l’uso preventivo di un piccolo gommone, magari di quelli da spiaggia. La difficoltà principale stà nel fatto che, da terra , visti i riflessi e che le alghe, quasi sempre, sono sotto il pelo dell’acqua, tutto appare liscio e uniforme. Solo dalla barca, guardando in perpendicolare e usando occhiali polarizzati, tutto è evidente. Ma egualmente, vi consiglio di fare questo lavoro preventivo. Poi vedrete la differenza e mi sarete grati!
Nella cava delle tinche l’acqua è limpida e pura. La presenza di tanta vegetazione sommersa fa sì che tutti i tipi di pesce abbiano colorazioni splendide e accese. I lucci sono di un verde intenso con striature dorate. Le tinche si caratterizzano per una livrea verde smeraldo con il ventre giallo-arancio. I bass hanno i colori di quelli che vedete nelle foto di Cuba e le carpe e gli amur brillano al sole con squame argentate più che mai.
Ma in questa cava ci sono anche tantissime tartarughe acquatiche dalle unghie lunghe e tanti “carbonassi” neri e grossi.
E’ un vero paradiso naturale, un piccolo ecosistema perfetto. I bass, come dicevo, sono presenti con individui del peso medio di 3-4 etti. A volte però, avendo fortuna, si possono incocciare anche pesci di 1,5 kg. e più.
In una fredda giornata di marzo di anni fa, col vento che increspava la superficie, usando a spinning un grosso crazy, al largo e a galla, io ho avuto la fortuna di incontrare in questa cava un persico trota di 2,5 kg.
Quel giorno era tutto fuori regola: la stagione, il vento, il freddo, il livello, l’artificiale ma lui era lì, in caccia, pronto a farmi felice. Cari amici, la pesca è anche questo, fortuna, sorpresa, sregolatezza ma pur sempre felicità allo stato puro!
Pescando a carpe ed a amur bisogna, prima di tutto, considerare i sottosponda. La cava, pur ampia, non è grande e le carpe amano girare grufolando nei sottoriva.
Carpe grosse e pesanti anche 10 kg. possono così passarvi sotto i piedi senza muovere una canna e senza farsi sentire.
Naturalmente è d’obbligo da parte vostra lo stare in silenzio, il non provocare vibrazioni sul terreno e il non proiettare la vostra ombra in acqua.
Io le pesco a fondo, a lenza quasi libera, utilizzando un sughero a penna come segnalatore e innescando polenta gialla. Le ore migliori sono al mattino dalle 7 alle 10 e, al pomeriggio, dalle 19 al calar del sole. Spesso, quando quasi non vedo più il sughero, questo parte all’improvviso. Bisogna ferrare subito e con molto vigore, con la frizione al limite di rottura della lenza. Non facendo così, infatti, se lasceremo alla carpa la possibilità di rintanarsi tra le canne o nelle alghe, tutto diverrà più difficile e precario.
In questo posto, per pescare i persico trota, l’esca d’obbligo è il vermone in lattice montato in modo antialga. E’ quasi l’unica esca che si riesce a far lavorare ma, nel contempo, è anche una delle più efficaci. Io uso vermoni lunghi sui 12 cm., di colore nero con coda rossa ricca di brillantini:
Bene, cari amici, parlandovi di Praello mi è venuta la voglia.
Ora, quindi, vi mollo e ci vado!
Caramente.

Francesco Venier