LA PESCA: PUNTO D’ARRIVO E DI PARTENZA




Tempo fa, sul “Pescatore” di febbraio ’99 scrissi un articolo titolato: “Questo è la pesca”. Se allora non lo avete fatto, vi invito, prima di tutto, a leggerlo.
Il presente servizio,infatti, trae origine dagli stessi motivi ispiratori per poi allargare il discorso anche ad altri argomenti diversi ma, pur sempre, consequenziali.
Non vi voglio parlare ora di particolari catture o di posti specifici ma voglio fare un discorso più ampio e, a mio avviso, più motivante ad intraprendere questa stupenda attività. Tante cose che vi dirò non nascono solo da mie convinzioni ma da esperienze e stimoli veri e propri che ho vissuto in prima persona.
Quando si inizia a pescare, quasi tutti lo si fa per i motivi più futili, per pura curiosità, per caso o perché abbiamo visto occasionalmente un pescatore salpare un grosso pesce e la cosa ci ha stupito.
Poi, se si persevera nel farlo, questa passione ci entra, a poco a poco, nel sangue e, senza che noi ce ne rendiamo conto, ci modifica la vita fino a cambiare anche il nostro modo di essere. E’ inevitabile! Non siamo più gli stessi di prima, si modificano i nostri gusti e le nostre aspirazioni, si concepisce persino lo scorrere del tempo in modo nuovo.
Andando a pescare si conoscono luoghi ove il rapporto uomo-natura è ancora equilibrato, posti e ritmi di vita che stemperano le nevrosi e le alienazioni che ci pervadevano. Così avviene che il nostro vero “io” torna ad emergere liberandosi da tutto ciò che lo opprimeva e lo condizionava. Ciò che prima ci sembrava importante e vincolante acquista una luce diversa e, piano piano, si inizia a ragionare in modo più sereno e pacato.
Il prendere un bel pesce provoca tutto ciò?!! Mi direte. Ma no! No di certo! La cattura incruenta è un bel gioco ma solo un gioco.
All’inizio ha sì l’importante funzione di stimolarci ma, poi, resta pur sempre un mero divertimento. Ma, allora, che cosa è veramente degno di considerazione nel pescare, cosa ci cambia profondamente? Tutto il resto!
La pesca è vivere nella natura, l’imparare nuovamente a conoscerla, l’avere l’occasione di assaporarne gli odori, i colori, i suoni oltre a tutto ciò che è tattile e che viene percepito dalla nostra pelle, dalle “carezze” della brezza alla fresca pioggia sul viso, dalla morbidezza di un verde tappeto erboso alla fluida ruvidezza della sabbia tra le dita.
A pesca, in mezzo alla natura, è un po’ come se tornassimo alle origini quando ancora il nostro habitat era privo di costrizioni e di artificiosi condizionamenti.
Non solamente l’aspetto “ecologico” è degno di attenzione ma anche quello sociale e comunicativo.
Parrebbe un nonsenso ma quando ci si trova fuori, nel verde, non ci si sente mai soli mentre, quando si è tra la folla cittadina, spesso succede.
Nella natura i rapporti interpersonali acquistano un sapore nuovo, sono più schietti e sinceri. Tutti si è tendenzialmente più positivi e disponibili nei confronti di chi ci è accanto.
L’andare a pescare, inoltre, è una attività ove l’età anagrafica non conta, è una passione per ogni tempo, dalla fanciullezza alla vecchiaia. Con il passare degli anni, naturalmente, pur continuando a pescare, è opportuno scegliere i metodi che sono più compatibili con l’età e con le possibilità fisiche e comportamentali del momento, ma questa scelta deve essere motivata più dalle capacità fisiche che dall’età.
Mai dire, quindi, partendo rinunciatari, “non ho più l’età” oppure “sono cose da giovani”.io sono convinto che tante componenti caratterizzanti lo scorrere degli anni siano più addebitabili ad uno stato d’animo che ad altro.
Io conosco persone di ottanta anni con stimoli, motivazioni e modi di pensare e di agire classici di un giovane di venti anni. Conosco, peraltro, giovani così privi di curiosità e di voglia di fare, così inerti e rinunciatari da parere molto più “vecchi” di quanto realmente sono. E sono talmente persuaso di ciò che spesso affermo che “uno ha sempre l’età che si sente”.
La pesca, quindi, non ghettizza e non esclude nessuno che la pratichi o che voglia iniziare nel modo giusto ed equilibrato.
Passiamo ad un altro argomento: la pesca come “punto di partenza”.
In effetti questa nostra passione può innescare una serie di rapporti causa-effetto così vari e intensi da aprire a chi la pratica tanti nuovi orizzonti. Se dico ciò è, innanzitutto, per esperienza personale.
Quando tanti, tanti anni fa ho iniziato a pescare, il mio interesse era diretto quasi esclusivamente alla cattura, ai metodi operativi, alle attrezzature e a tutto ciò che serviva per praticare la mia attività preferita. Con il tempo, però, con il passare degli anni, ormai, sazio di tanti “contatti ravvicinati” con i pinnuti, la mia mente e il mio interesse non furono più monopolizzati dal solo desiderio della lotta ma iniziarono a rivolgersi anche altrove.
L’essere e l’agire presso l’acqua fu la molla scatenante per il mio amore nei confronti della nautica. Non una passione intesa come eccitazione, ma come possibilità di vivere appieno l’elemento liquido che, ormai, per me, era divenuto quasi un “liquido amniotico”.
Iniziai così a “navigare” su tutto ciò che galleggiasse, dai piccoli canotti da spiaggia in Pvc ai gommoni un po’ più grandi e sicuri, dai piccoli “gusci di noce” in legno alle barche degne di questo nome. Mai eccedendo in spese pazze, ma sempre secondo le mie possibilità (comuni ai più), scoprii un mondo totalmente nuovo e gratificante. Un mondo estremamente variegato e mutevole, dai piccoli specchi d’acqua ai grandi laghi, dai fiumi al mare.
Di certo, se fossi rimasto sempre in mezzo al cemento, queste idee non mi sarebbero venute e la mia vita, pur comoda, avrebbe perso l’occasione di assaporare nuove emozioni. Il contatto con la natura, però, non stimolò in me solo reazioni comportamentali ma fu anche la molla per dare libero sfogo alle mie predisposizioni e alla mia creatività.
Fui colto, innanzitutto, dalla voglia di conoscere appieno l’ambiente ove amavo stare e le forme di vita presenti.
La conoscenza di tutto ciò diede vita al desiderio di preservarne l’integrità e fu all’origine del mio interesse verso l’ecologia. Volendo poter essere in questi luoghi anche quando fisicamente non ero lì, iniziai a fotografare. mi si apri, quindi, il meraviglioso mondo della fotografia, la possibilità di fissare sulla carta le immagini a me tanto care. Solo chi ama realmente questa attività, sa quanto possa essere coinvolgente e stimolante. Fotografando si può sia bloccare il “momento” che creare vere e proprie situazioni nuove in accordo con la nostra sensibilità e cooperando con la luce e con l’ambiente.
La nostra macchina fotografica, pertanto, a volte è un testimone imparziale del reale e, altre volte, ci consente di creare exnovo realtà nuove e completamente originali.
Poi fu il turno della pittura.
In ognuno di noi si cela una vena artistica che, fin dagli albori della storia, stimolò l’essere umano a disegnare e a dipingere ciò che vedeva in natura.
La prima e più antica fonte di ispirazione è stato, appunto, l’ambiente naturale e i suoi abitanti.
Se non fossi andato a pescare, se non avessi iniziato a frequentare i fiumi, i laghi ed il mare, forse, non avrei dato a questo nostro ancestrale desiderio l’occasione di risvegliarsi in me.
Ora, a distanza di anni, il desiderio di dipingere è prorompente in me riempiendomi, così, la vita.
E che dire, infine, della voglia di raccontare ciò che vivo e che sento?! Anche la mia spinta a scrivere e a narrare la vita è stata provocata dall’andare a pescare. Pensate, cari amici, quante cose, quante possibilità, quanti stimoli diversi mi ha regalato il mio interesse per i pesci!
Per questo motivo mi sento di dire che, almeno nel mio caso, la pesca è stata anche un vero e proprio “punto di partenza”, una porta aperta verso la mia poliedrica realizzazione.

Francesco Venier