COME GALLEGGIARE SULL’ACQUA

Barche, gommoni e altro



Tante volte ho scritto di questo argomento poiché lo considero complementare all’esercizio della pesca. E’ logico e scontato, infatti, che galleggiando e movendosi sull’acqua le possibilità di ogni pescatore aumentano in modo esponenziale.
Si possono, così, raggiungere zone di pesca ove gli altri non arrivano e ove i pesci sono meno smaliziati. Si può pescare, peraltro, utilizzando tecniche diverse e in luoghi propizi ad una maggiore concentrazione di pesci senza contare le varie specie che solo al largo, specialmente in mare, sono reperibili. Le barche e i gommoni, quindi, sono attrezzi quasi indispensabili, capaci di facilitarci molto la vita e di regalarci notevoli gratificazioni. Il mercato offre di tutto, natanti di ogni misura e di ogni genere adatti a ogni tasca e mirati ad ogni utilizzo specifico.
Vista tanta offerta e varietà come possibile orientarsi al meglio e con cognizione di causa? A tal proposito, secondo me, vari sono i concetti ai quali ispirarsi quando si valuta l’opportunità di un eventuale acquisto. Non voglio, con questo, fare un discorso eccessivamente tecnico e complesso ma solo darvi alcuni imput che, spero, vi saranno utili.

  1. Sicurezza
  2. Fruibilità
  3. Potenzialità di utilizzo
  4. Rapporto qualità-prezzo
  5. Costi gestionali

Credetemi, tutte queste cose sono importanti e, spesso, presi dall’entusiasmo della nuova acquisizione, non vengono valutate con cura.

SICUREZZA
Sull’acqua la sicurezza è leader. L’elemento sul quale navighiamo, anche se bello e affascinante, è pregno di insidie.
Se il nostro natante dovesse avere una falla, infatti, si rischia di affondare e se il nostro motore dovesse tradirci si va alla deriva. Tanto più, quindi, le acque sono estese (mare - grandi laghi - grandi fiumi) tanto maggiore deve essere il rispetto della sicurezza di chi naviga. Una barca e un gommone devono sempre essere proporzionati al peso complessivo che debbono trasportare, alle distanze e alle variabili acquee (onde, vento, corrente, ecc.) che devono affrontare e, cosa importante, alla stabilità richiesta dall’attività che intendiamo svolgere.
Andando a “passeggio” in acque calme, presso la riva e tutti seduti e tranquilli, quasi mai vi sono problemi e la sicurezza è assicurata dalla bassa velocità, dalla vicinanza della sponda, dall’ambiente amico e dai pesi (persone più cose) situati in basso e fermi sullo scafo.
Quando si pesca, però, non è mai così. Ci si alza in piedi, ci si sposta a destra e a manca e, specialmente in occasione del salpaggio di una splendida preda, ci si sposta tutti dallo stesso lato (fuori baricentro) per collaborare, dimentichi del tutto di dove ci troviamo e dei limiti di stabilità.
Volendo risolvere questi problemi vi sono varie possibilità.
Se si pesca in due e se si è un po’ esperti, anche se ci si trova su una piccola mariposa o in una canadian di misure limitate, è sufficiente bilanciarsi a vicenda con piccoli spostamenti del corpo o, nel caso, operare centralmente a prua o a poppa per assicurare sempre il rispetto della stabilità. Ma, se si è in più persone, tutto cambia. Bisogna allora che alcuni di noi assicurino la stabilità del natante mentre gli altri salpano la preda e, non facendo così, può accadere di essere scodellati in acqua, magari perdendo le attrezzature.
Quando si possono acquistare barche più grosse e di dimensioni maggiori, bisogna tener presente che non esiste, in assoluto, il mezzo ideale per ogni luogo e per tutti gli usi. Le barche, infatti, con prua pronunciata, relativamente strette e con linee di poppa a V pronunciata fendono meglio le onde, sono più veloci e, come si dice, “tengono meglio la rotta”, mentre quelle larghe e a fondo piatto con doppia chiglia laterale (tipo catamarano) sono sì molto più stabili e insensibili agli spostamenti dei pesi in senso laterale ma richiedono maggiore potenza di spinta, “battono” di più sulle onde e risentono maggiormente della azione del vento di superficie.
In ambo i casi il corretto posizionamento del carico è sempre fondamentale per sfruttare al meglio le potenzialità del mezzo e per garantire la sicurezza degli occupanti.
Vi sono, poi, i natanti con forma di carena “a scialuppa”. Sono quelli più lenti e, spesso, i più utilizzati dai pescatori. Queste barche, con carena a “mezzo uovo”, sono decisamente marine e, usate correttamente, probabilmente tra le più sicure ma, per i neofiti, possono, a volte, riservare delle brutte sorprese.
Specialmente con poco carico, infatti, il dondolamento laterale dovuto a sconsiderati spostamenti, è notevole e improvviso, con inclinazioni tali da far cadere in acqua gli sprovveduti.
Badate bene, il tipo di barca in se è sicurissimo, agisce come un giroscopio che dondola sì ma non si capovolge mai e, appunto per questo, è tra i più utilizzati dai pescatori di mestiere.
Una barca lenta, però, inadatta a chi soffre il mal di mare e non garantente la effettiva sicurezza dei neofiti.
In ultimo e in breve, quando si utilizzano i gommoni ( a portanza pneumatica laterale) la sicurezza è quasi sempre assicurata. In ogni gommone la galleggiabilità e la stabilità sono garantite dai tubolari perimetrali (a camere stagne) pieni d’aria.
Questo concetto costruttivo ne rende la stabilità ideale e quasi insensibile agli spostamenti del carico. Non per niente i grandi gommoni sono i mezzi prediletti per i servizi di spostamento nelle piattaforme petrolifere oceaniche. I piccoli gommoni, poi, sono gli onnipresenti battelli di salvataggio dei quali tutti i panfili sono dotati. Sono stabili, possono trasportare in sicurezza carichi notevoli, sono leggeri e non richiedono potenze di spinta eccessive.

FRUIBILITA’
Ogni barca deve essere adatta agli scopi prefissati. Prima di un acquisto, quindi, bisogna valutare se il mezzo è in grado di trasportare e di stipare con accuratezza le nostre attrezzature. Bisogna, poi, assicurarsi che sia possibile spostarsi in libertà sul piano del calpesto e che l’accessibilità all’acqua non sia limitata da strutture di sponda inibenti l’azione di pesca.
Il natante, per garantire la fruibilità effettiva, deve essere proporzionato al numero dei potenziali occupanti in azione di pesca e, possibilmente, in grado di trasportare anche alcuni accompagnatori.
Quindi, se pensate di essere da soli o in due, basterà una barchetta “su misura” ma, in caso diverso, non risparmiate troppo a discapito dello spazio utile che non sarà mai in eccesso.

POTENZIALITA’ DI UTILIZZO
L’effettivo utilizzo di una barca è sempre vincolato dal tempo a disposizione, dalla facilità di varo e alaggio e dal giusto acquisto, cioè, da un acquisto mirato e pensato alle acque ove, con maggiore facilità, potremo recarci a pescare.
Ad esempio, chi abitasse in Trentino, avesse poco tempo libero e si dotasse di una barca magari rimessata in un porto della Sardegna, la userà al massimo per due settimane all’anno.
Stessa cosa accade a chi si dota di una grossa, pesante, tecnica e costosa barca americana da bass senza valutare se in zona vi sono acque popolate da questo pesce e se è possibile vararvi in sicurezza il natante.
E’ vero, quando c’è entusiasmo si pensa di poter fare tutto ma, poi, le difficoltà oggettive ci riportano subito con i “piedi per terra” e anche con il portafoglio più vuoto.
Per questo motivo, io sono convinto che un acquisto debba essere sempre vincolato alle reali e effettive potenzialità di utilizzo.
Da questo punto di vista per molti pescatori sia piccole imbarcazioni che piccoli gommoni facilmente trasportabili sull’auto e movimentabili da soli, sono i mezzi che saranno usati più spesso e con maggiore facilità.
Chi abitasse, poi, nei pressi del mare o dei laghi, può dotarsi di una imbarcazione sistemata presso i vari cantieri nautici esistenti. In questi casi, vista la facilità di utilizzo, la barca verrà usata spesso e senza dover affrontare problema alcuno.
Ecco cosa favorisce le potenzialità di utilizzo, il mettersi nelle condizioni migliori per poterlo fare.

RAPPORTO QUALITA’- PREZZO
Quando si vuole acquistare una imbarcazione bisogna prendere in doverosa considerazione sia la qualità del prodotto che il prezzo dello stesso e, nel contempo, la correlazione tra i due. Una barca, per essere sicura, deve rispettare determinati parametri costruttivi, dalla scelta dei materiali utilizzati alla progettazione generale.
Ma come può fare una persona che non abbia nozioni specifiche nel campo nautico a stabilire ciò che è meglio?
Nella maggioranza dei casi un sistema sicuro c’è. Le grandi marche, conosciute, reclamizzate sui mensili di settore e distribuiti su tutto il territorio danno, in genere, ottime garanzie costruttive. Tali produttori, infatti, non hanno il minimo interesse a dequalificare il proprio marchio (reclamizzato con grandi spese) vendendo prodotti che disattendano quanto promesso.
Molti dei tantissimi piccoli cantieri esistenti, però, producono in relativa economia. Magari i prezzi delle loro imbarcazioni sono minori di altre di marca ma anche la qualità realizzativa del prodotto è minore. Per spiegarsi meglio, diverso è costruire carene utilizzando tessuto di lana di vetro e resine di prima qualità che fare barche con la lana di vetro sfusa e resine economiche.
Il primo metodo, infatti, assicura al natante una notevole robustezza e una capacità maggiore di resistere agli urti mentre il secondo da origine a barche più fragili, maggiormente sensibili agli urti, non rigide quanto serve e, in ultima analisi, meno sicure.
Parlando di gommoni, poi, le grandi marche italiane creano prodotti di ottima qualità, costosi un po’, ma con prezzi giustificati dall’ottima scelta dei materiali e dal grande utilizzo di lavoro manuale di tanti tecnici specializzati.
Quanto offrono tante televendite, invece, e quanto si trova a basso costo, presso tanti magazzini, sono prodotti di scarsa qualità, più economici di altri ma non idonei ad un uso sicuro e non capaci di resistere funzionali nel tempo.
Ognuno di voi, quindi, deciderà secondo le proprie disponibilità economiche ma, se posso darvi un suggerimento, piuttosto di acquistare una barca troppo scadente rinunciate del tutto a farlo.

COSTI GESTIONALI
In tanti casi i costi necessari per acquistare una barca sono solo i primi che bisognerà affrontare negli anni.
Le piccole imbarcazioni e i piccoli gommoni, quelli che si possono stivare a casa propria, non presentono in genere spese gestionali, a parte quelle dovute a una corretta manutenzione. Quando invece le barche sono di dimensioni maggiori e vengono rimessate in cantiere, le spese gestionali da sopportare sono più grandi e tanto maggiori quanto più è grande l’imbarcazione.
C’è l’affitto del posto barca, la manutenzione ordinaria annuale (collocazione a riposo in inverno e riattivazione in primavera) e la manutenzione straordinaria (pulizia di carena, verniciature varie, eventuali riparazioni del motore e degli accessori, ecc.). I consumi di carburante, infine, non sono più trascurabili e aumentano sempre più in rapporto alla crescita della stazza del natante.
In tanti casi sono spese da considerare preventivamente e con attenzione, per poi non stupirsene. Ad esempio, io uso in mare un cofano veneziano con carena a V lungo 5,5 metri e dotato di un motore da 40 cavalli. E’ una barca del tutto normale e non di certo un oggetto lussuoso ed esclusivo.
Bene, una giornata di attività pescatoria in mare richiede spesso più di 50-70 Euro di spesa per il solo carburante.
In caso di un piccolo cabinato da 6-7 metri motorizzato con un fuoribordo da 60-80 cavalli le spese carburante raddoppiano.
Cari lettori, con quanto ho sopra scritto penso di avervi dato degli utili suggerimenti. Non è mia intenzione, infatti, dissuadervi ad acquistare una imbarcazione ma a farlo con consapevolezza onde evitare spiacevoli sorprese.
Per me, il possesso e l’uso di una imbarcazione è una cosa che gratifica molto e tanto più rende felici quanto meno crea problemi operativi ed economici.

Francesco Venier