IL LUCCIO – THE BALANCEMAKER




In natura nulla avviene a caso. L’ecosistema vivente, infatti, si basa su un perfetto rapporto dei fenomeni di causa-effetto e l’equilibrio tra tutte le componenti, animali - vegetali e ambientali, è minato unicamente al perpetuare la vita nel suo complesso, una vita sempre in evoluzione e spesso caratterizzata nel tempo da individui con peculiarità uniche e, nel contempo, indispensabili in un contesto di equilibrio universale.
In parole povere l’ecosistema vivente è come un “meccanismo organico” nel quale ogni singola componente ha un proprio imprescindibile scopo, tutte cooperanti al funzionamento perfetto e perpetuatesi in un tempo senza fine.
Nelle acque dolci, appunto, il luccio the balancemaker, è uno esempio di quanto una specie possa essere indispensabile alla costruzione e al mantenimento di un giusto equilibrio tra le varie forme viventi traenti sostentamento dallo stesso territorio acquatico. A mio avviso, poi, l’importanza della presenza del luccio “the balancemaker” (l’equilibratore) varia a seconda delle varie tipologie di acque esistenti nel territorio.
Nei fiumi, quindi, grandi o piccoli che siano, ma con acque che scorrano, la giusta integrazione tra le specie può essere garantita dalla mancanza di confini e dal susseguirsi di varie specie di pinnuti provenienti da ogni dove. L’ossigenazione e la purezza delle acque, inoltre, è favorita dallo scorrere delle stesse, fattore avente una azione, appunto, tale da livellare le temperature medie, un rimescolio ideale per favorirne la giusta ossigenazione e un effetto abrasivo garantente la pulizia dell’alveo di scorrimento del corso d’acqua.
Nei grandi laghi, benché con confini chiusi, l’enorme estensione acquea, unitamente alle notevoli profondità, sopperisce al meglio (inquinamento umano permettendo) alla mancanza di fenomeni di scorrimento.
L’ossigenazione delle acque è garantita dalla estensione superficiale delle stesse e dai fenomeni di rimescolamento termico tra le acque profonde e quelle di superficie.
L’eventuale inquinamento, sia artificiale che naturale, poi, trova maggiore possibilità di diluizione nell’enorme volume complessivo del liquido presente.
In tutte le altre tipologie di acque presenti, infine, piccoli laghi, cave, lanche o stagni che siano, la presenza del luccio è fondamentale per garantirne la salute.
Capirete, quindi, cari amici, quanto sia indispensabile questo splendido pesce nella maggioranza dei luoghi ove noi lo cerchiamo. Quando gli specchi d’acqua, infatti, sono piccoli, delimitati e, spesso, con scarsa profondità, il mantenimento di un giusto equilibrio ambientale può essere raggiunto e mantenuto solo se tutte le concause dello stesso si accordano l’una all’altra in modo perfetto. In queste acque limitate, infatti, sia l’ossigenazione che la purezza delle stesse non possono contare ne sull’azione della corrente ne tanto meno sull’estensione superficiale.
Un fattore negativo, inoltre, che ne ostacola la giusta proporzione è la scarsa profondità che, in particolare nei mesi caldi fa aumentare, anche di molto, le temperature medie. Avviene così che in piccoli specchi poco fondi, con il caldo, se l’acqua è densa di elementi organici (inquinanti benché naturali), il tutto si trasformi in un vero e proprio liquido di coltura favorente lo sbilanciamento organico di ogni forma vegetale.
L’inquinamento organico è un perfetto fertilizzante per ogni vegetale che, quindi, prospera a dismisura, sano più che mai ma con una azione estremamente negativa per il mondo animale: l’assorbimento dell’ossigeno delle acque e, quindi, l’aumento dell’eutrofizzazione delle stesse. In tutti questi piccoli specchi d’acqua sono di due tipi le sostanze con maggiore effetto fertilizzante. In primo luogo le feci dei pesci e, poi, tutti gli elementi scaturenti dalla decomposizione degli individui morti.
In mancanza di carnivori, il luccio in primis, tutti i ciprinidi aumentano di densità in modo squilibrato. Carpe, tinche, cavedani, scardole e altro, infatti, sono pesci onnivori che si alimentano principalmente con larve, insetti e vegetali di ogni tipo. Questi pinnuti sono estremamente robusti e adattabili ad ogni tipo di acque anche se povere di ossigeno. E’ chiaro, pertanto, che riescono a proliferare anche quando l’ambiente è intollerabile per altre specie. Quando il loro numero è fuori controllo la qualità dell’acqua decade sempre di più.
Dal momento, poi, che non si cibano di pesci morti, quando alcuni individui cessano di vivere, le loro carcasse restano a decomporsi arricchendo ulteriormente l’acqua di dannosi fertilizzanti. Visto il loro ciclo alimentare e tenendo presente la densità che solo i branchi di ciprinidi riescono a raggiungere è facile arguire la quantità delle loro feci, anch’esse ottimi fertilizzanti che, se in eccesso, sono dannosi all’ambiente.
Ecco spiegata, quindi, l’estrema utilità dei nostri lucci per la salvaguardia dell’ambiente acquatico. Questi nobili predatori si cibano di ciprinidi prediligendo gli individui feriti o malati. Così facendo ne contengono il numero e ne rafforzano i caratteri. La loro azione non è mai dannosa per le specie di cui si nutrono poiché non uccidono mai per sola aggressività caratteriale ma unicamente per nutrirsi quanto basta alle loro esigenze.
Un luccio adulto sui 4-5 kg. quando ingoia una scardola da 500 gr. rimane sazio anche per più giorni ed è pura leggenda che ogni giorno debbano mangiare quantità di cibo pari al loro peso corporeo.
I lucci, pertanto, sono dei veri e propri regolatori dell’equilibrio ambientale e la loro presenza è, da sola, testimonianza della qualità dell’acqua che gli ospita. I nostri ecocidi, infatti, vivono e prosperano solo in acque ossigenate a dovere ove l’inquinamento ambientale sia quantomeno accettabile e regredibile nel tempo.
Per quanto riguarda noi pescatori la ricerca e la cattura di un bel esocide è quanto di maggiormente entusiasmante che possa esistere. La nostra deve essere una caccia incruenta con tutti gli accorgimenti mirati a non danneggiare il predatore. Se poi volessimo trattenere un esemplare è meglio optare per gli individui maschi sui 2-2,5 kg. di peso. Certi dicono che bisognerebbe trattenere gli individui più grossi, sui 8-10 kg. di peso ma, a mio avviso, è un’idea del tutto errata.
Le grosse femmine di mole notevole, infatti, rilasciano quantità industriali di uova aumentando così la possibilità che parte di esse raggiungano la maturità sessuale. Sia esse, inoltre, che i grossi maschi hanno aspettative di vita più lunghe non avendo in acqua nemici naturali e riuscendo sovente, vista la loro mole e la loro forza, ad eludere l’azione di tanti pescatori improvvisati e poco motivati.
I lucci si possono tentare in tutti i modi, sia con esche vive che con artificiali di ogni tipo. L’importante è far tesoro di quanto dicevo sopra relativamente le loro abitudini alimentari.
Prediligendo i nostri esocidi prede ferite o malate, i nostri minnow dovranno sempre essere azionati in modo irregolare e scomposto, a imitazione di pesci in difficoltà. Bisogna inoltre sempre rammentare che il luccio non insegue mai a lungo una preda ma che usualmente ne sta in agguato, mimetizzato nel verde, fermo e in attesa del passaggio di una potenziale preda.
Raramente, quindi, il nostro amico sarà in caccia al largo e nelle acque libere ma quasi sempre effettuerà le sue cacciate nei sotto riva, fra o presso i canneti di sponda.
Anche i banchi di alghe e di ninfee al largo sono zone topiche, al largo sì ma egualmente garantenti una opportuna mimetizzazione.
Secondo me la cattura di un bel esemplare non è dovutamente vincolata a precisi periodi stagionali ne a limitate ore della giornata. E’ vero, in inverno l’esocide è un po’ più pigro ma se e quando ha fame si mette egualmente in attesa di una preda che sconsideratamente nuoti nella sua sfera d’azione. Pesce aggressivo ma non stupido il luccio osserva sempre con attenzione sia l’ambiente circostante che quanto in esso si muove. Quasi sempre, quindi, prima di scattare si deve convincere sulla opportunità di farlo.
Deve pensare (e io credo proprio che lo faccia) che ciò che sta osservando sia una preda che gli possa assicurare un adeguato apporto calorico senza costringerlo a sforzi troppo lunghi e controproducenti. I nostri recuperi, quindi, dovranno essere lenti e irregolari, con frequenti cadute sul fondo e veloci ma brevi distacchi dallo stesso.
Il nostro artificiale, proprio come fa un pesce ferito, dovrà muoversi in modo del tutto naturale, mai scontatamente ripetitivo e tenendo ben presente, infine, che il luccio non insegue quasi mai a lungo le prede. Il pescatore attento deve sempre ricordarsi che è lui a dover cercare gli ecocidi nelle zone più opportune e mai sperare che siano i predatori a ricercare in lungo e in largo le sue esche.
L’attrezzatura per lo spinning al luccio deve essere obbligatoriamente robusta e sovradimensionata. Il nostro avversario, infatti, quando di mole notevole, non ci concederà mai nulla e la sua azione sarà sempre caparbia e, a volte, quasi ingovernabile.
Si tratta in questi casi di un “tiro alla fune”, la frizione serrata, la bava in tensione spasmodica e il risultato garantito solo se il complesso canna-mulinello-bava-artificiale reggeranno lo sforzo.
In queste evenienze il predatore dall’altra parte della lenza non è ne sprovveduto ne spaventato, è un fiero, caparbio e indiavolato luccio ben conscio di essere il re dell’ambiente ove vive, colui che ne determina le regole, il suo equilibratore, “The balancemarker” appunto!

Francesco Venier